04/04/2014

Le cose belle.

Carlo Frinolli

Carlo Frinolli

C’è sempre da imparare, soprattutto riguardo l’insegnamento e quest’anno con l’aiuto dei miei due soci ho imparato l’importanza delle cose belle.

C’è sempre da imparare, soprattutto riguardo l’insegnamento e quest’anno con l’aiuto dei miei due soci ho imparato l’importanza delle cose belle.

Qualcuno saprà che insegno. Nel posto in cui lo faccio -l’Istituto Europeo di Design, per gli amici IED- ormai da quattro anni ho maturato un certo storico, una serie di case studies direbbero quelli fighi. In questa scuola di Design d’eccellenza, insegno materie legate al Web che, per inciso, rappresentano anche il cuore della nostra offerta formativa, ma questa è un’altra storia.

Da quest’anno due dei miei soci, Emanuele Macri e Andrea “baku” Marchesini, mi hanno affiancato nell’insegnamento.

TL;DR: Svelo subito l’assassino però: nei corsi di web design base, in qualche misura, sento di aver fallito. Forse non ho sufficientemente creato e alimentato il sogno, mostrando cose belle, e mi sono concentrato troppo sull’aprire la scatola degli attrezzi, perdendo il contatto con il risultato finale.

Per chi invece si annoia in ufficio: il motivo per cui scrivo questo è che ho capito dove sbaglio, soprattutto grazie a Emanuele e alla ventata di freschezza che ha portato nel corso che abbiamo tenuto insieme.

Mi sono sempre concentrato, troppo direi, sul concetto di empowerment, quella che è la grande forza e l’elemento di distinzione di un’organizzazione come Mozilla, di cui faccio orgogliosamente parte.

In più di un’occasione, ho trascurato l’importanza di mostrare cose belle, nella foga di spiegare come funzionano le cose per far apprendere le basi e i rudimenti.

I don’t void only warranties, I know how beautiful things works.

Se vogliamo, in una foga di bottom-up, ho mancato il bersaglio di far capire a chi ha seguito i miei corsi a cosa serva davvero quello che ha imparato. Convinto, forse a ragione in qualche caso, che l’effetto sorpresa che deriva dalla capacità di usare gli attrezzi del mestiere sarebbe bastato a vedere tutto con altri occhi e a soddisfare la sete di curiosità.

Eppure l’altro giorno, durante la lezione di Interface design per il Web, Giulio mi ha fatto una domanda fulminea e, se vogliamo, anche più che ovvia: “ma quando capiremo davvero cosa fare con tutti questi concetti?”
Dire che la domanda mi ha colto impreparato non sarebbe corretto, ma mi ha fatto riflettere molto, mi ha fatto pensare che devo dispensare più esempi di cose belle, analizzarli, smontarli, e persino romperli, per generare curiosità e passione.

In fondo se dall’hacking ho imparato qualcosa, io che dico di me stesso che “faccio i disegnini”, è il bello di aprire le scatole e di capirle.

Voglio citare il motto scritto su una t-shirt: I don’t void only warranties, I know how beautiful things works.

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