07/03/2014

“Be creative” e fu subito DIY!

Linamaria Palumbo

Linamaria Palumbo

L’ecologia e la sostenibilità sono solo alcuni degli argomenti che ci stanno più a cuore, proprio per questo vi parliamo di DIY (Do it yourself).

L’ecologia e la sostenibilità sono solo alcuni degli argomenti che ci stanno più a cuore, proprio per questo vi parliamo di DIY (Do it yourself).

Al grido di risparmia, riusa, ricrea, impazzano sul web i siti dove si danno suggerimenti, ispirazioni e tutorial su come trasformare una lampadina fulminata in un addobbo natalizio oppure come costruire un portamestoli da fissare all’interno di un mobile; passando per la realizzazione di simpatici e creativi capecake, tutto rigorosamente DIY.

Sia chiaro, nessuno scopre l’acqua calda, ma è decisamente importante notare come sia cresciuto in modo esponenziale lo spazio dedicato sul web, ad un fenomeno che, fino a poco tempo fa, poteva considerarsi un hobby di nicchia.

Dalle ispirazioni reperibili su Pinterest, che dedica una sezione in costante aggiornamento, di gallery che mostrano i più bizzarri e geniali oggetti da far impazzire lecasalinghe di Wisteria Lane; ai corsi di fai da te tenuti da Leroy Marlin per gli appassionati della domenica che vorrebbero sapere tutto sulla posa del parquet e sul montaggio dei mobili da bagno sospesi; esiste anche uno spazio sul web dedicato agli  Ikea Hackers dove vari smanettoni del DIY  mettono on line i suggerimenti sulle mille vite che potrebbe avere uno qualsiasi dei noti prodotti svedesi.

Non mancano anche i siti dei puristi del settore come L’artediarrangiarsi che ha una sezione, Lost in the bricolage, che raccoglie immagini di fai da te fatti male, strappando anche qualche sorriso.

Contribuiscono ad alimentare la nascita di siti che sempre più spesso si dedicano al DIY, teorie che dimostrano come l’attività di creare con le proprie mani qualcosa, che prima non c’era o che vestiva altre forme, sia gratificante anche dal punto di vista della propria autostima, del resto il poter essere Creatore & Creativo non può non suscitare un brivido di onnipotenza!

Un’altra delle ragioni che garantisce il successo di questo che, chiamarlo hobby vorrebbe dire sottovalutarlo, può essere rintracciato nel costesto storico che vede le società in crisi e dove si è spesso costretti a reinventarsi ed è anche forse la ragione per cui il DIY sia diventato anche un business per molti.

Il DIY aiutato, infatti, dal e-commerce permette a molti creativi di usare dei veri e propri market on line e vendere le proprie creazioni, tutto rigorosamente in pezzi unici e artigianali.

È il caso di community italiane come Etsy Italia Team o A Little Market che offrono oltre alla vendita anche la possibilità di tutorial creativi.

Questo mood del riutilizzo/reinvento/ricreo ha coinvolto anche parecchi locali cool che hanno trasformato in roba fashion le vecchie cianfrusaglie della cantina della nonna.

I primi a lanciare lo stile, pare, siano stati i berlinesi, che alla fine degli anni novanta, presi dal boom di rivalutazione dei vecchi quartieri sedi di vecchie industrie, abbiano messo in piedi localini in stile vintage, proprio riutilizzando e rigenerando ciò che fino a poco prima poteva essere considerato da buttare.

Un tipo più autorevole di Chi scrive, direbbe qualcosa come: “Corsi e ricorsi storici“.

Forse l’istantanea di questo secolo potrebbe essere: un hipster, comodamente seduto su una poltrona in pelle marrone anni settanta, con alle spalle una bici graziella con il cestino porta fiori fai da te e che, con uno smarthphone, shazamma un pezzo di Édith Piaf per rintracciarne l’anno.

Dimenticavo di puntualizzare che la foto non potrebbe che essere una Lomo… ovviamente :) !

 

 

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