09/02/2017

Service Design Jam Rome 2017

Carlo Frinolli

Carlo Frinolli

È di nuovo quel periodo dell’anno in cui in tutto il mondo, più di 70 città per la precisione, decine di migliaia di persone si cimentano in una maratona di co-progettazione mirata alla creazione di servizi.

È di nuovo quel periodo dell’anno in cui in tutto il mondo, più di 70 città per la precisione, decine di migliaia di persone si cimentano in una maratona di co-progettazione mirata alla creazione di servizi.

È arrivato il tempo della  Global Service Jam e quest’anno vogliamo rivolgersi a un pubblico più ampio dei soli designer, per evitare di “cantarcela e suonarcela” come si dice a Roma.

Vorremmo avere anche le Startup o i cosiddetti “Startuppari”! :)

Quindi il 17/18/19 Febbraio, Famocose sarà di nuovo la Casa dello Human Centered Design a Roma e di questa Design Jam e di altre future.

Registratevi per partecipare dal pomeriggio del venerdì alla domenica per progettare servizi che risolvano bisogni delle persone e ne migliorino la vita.

Eventi di co-creazione

Eventi del genere si susseguono ogni settimana oramai, perché questo è diverso? Maratone o hackathon sono organizzate ogni giorno da aziende, organizzazioni, persino governi per trovare soluzioni crowdsourced a problemi complessi, almeno sotto forma di prototipo. Spesso sono competizioni e le soluzioni non sempre emergono da un bisogno riscontrato a partire dal tema, ma sono idee con le quali i team arrivano e partecipano per realizzarle.

Co-design Jam

Le Co-Design Jam che organizziamo dal 2011 si fondano su due principi che per noi sono quasi ovvi, ma che vale la pena ribadire. Sono diverse dalle hackathon perché i gruppi si formano direttamente sul posto e non sono competitive ma hanno per lo più uno scopo divulgativo.

Dal Design Thinking  al Service Design

Design Thinking – cos’è?

Lo sentiamo citare quasi ovunque e spesso a sproposito, assieme allo Human Centered Design.

In queste 48 ore di progettazione i nostri partecipanti sono sfidati a misurarsi con delle tecniche di design messe a punto negli anni dalla scuola scandinava fino a Stanford da designer e studiosi, alcuni dei quali hanno poi fondato IDEO , un riferimento assoluto per chi si occupa di fare progettazione soprattutto di servizi.

Sono spesso confusi con semplici principi di buon senso, ma hanno rappresentato un cambio di paradigma importante per questo settore: investigare i bisogni delle persone prima di proporre soluzioni per le stesse. Per poi rispondere a una domanda tanto semplice quando ostica: How might we?

Rispondere senza perdersi in soluzioni arzigogolate, improbabili o complicate, ma piuttosto provando soluzioni prototipabili velocemente così da testarle immediatamente con le stesse persone che il bisogno l’hanno espresso. Soluzioni magari complesse, ma immediatamente actionable almeno in parte.

Service Design – cos’è?

Il Service design è l’attività di pianificazione e organizzazione di personale, infrastrutture, artefatti comunicativi e materiali di un servizio, con lo scopo di migliorarne l’esperienza in termini di qualità ed interazione tra il fornitore del servizio e il consumatore finale.

Lo scopo delle metodologie del service design è di progettare seguendo i bisogni dei consumatori o dei partecipanti, in modo da rendere il servizio user friendly, competitivo e rilevante per i consumatori. La spina dorsale di questo processo è di comprendere i comportamenti dei consumatori, i loro bisogni e motivazioni.

Il manifesto del Service Design dà questa definizione:

“Il service design indirizza le funzionalità e la forma dei servizi verso la prospettiva del cliente”.

Il fine è quello di offrire un’esperienza semplice, funzionale e piacevole al consumatore. Secondo i principi del service design, non si dovrebbe progettare ogni singola parte del servizio, ma piuttosto l’esperienza complessiva: questo è possibile attraverso la ricostruzione del percorso che l’utente compie durante la fruizione del servizio (User/customer journey), individuando con esattezza anche i differenti touchpoint che incontra, ovvero le persone e gli elementi tangibili che caratterizzano l’esperienza. In questo modo è possibile comprendere se il percorso avviene in modo armonico e coerente sia con l’immagine del brand, sia con le aspettative dell’utente. Inoltre, attraverso questo sistema è possibile scoprire in anticipo eventuali falle durante questo percorso e rimediare in modo tempestivo.

Designer come Deus Ex Machina?

Quest’approccio sembra far perdere fascino al ruolo di Deus Ex Machina dei designer, e spesso si cita questa frase

Se avessimo chiesto alle persone che cosa avrebbero voluto, ci avrebbero chiesto cavalli più veloci.
Henry Ford

Questa citazione, ci mostra una brillante e testarda opera di ricerca di Raffaele, è assolutamente aprocrifa. Non c’è traccia della sua veridicità neanche alla Fondazione Ford.

D’altronde, soprattutto nell’ambito della progettazione di Servizi, i cui destinatari finali sono persone che dovranno in qualche modo beneficiarne è impossibile avere una progettazione che prescinda dall’investigazione dei bisogni, delle abitudini, delle frustrazioni e dai “reliefs” che le persone provano usando gli stessi servizi. Troppo spesso abbiamo visto servizi che sembrano stati immaginati da persone che mai una volta si sono misurati a utilizzarlo in prima persona.

Prototipazione e Bodystorming

Co-Design Jam, bodystorming

Per questo chiediamo ai nostri partecipanti di impersonare il loro servizio durante la Jam, una tecnica che si chiama Bodystorming, per rendersi conto in prima persona di cosa funziona oppure no, di quali difetti o pregi nascosti possono emergere. I risultati sono molto divertenti e allo stesso modo davvero utili per chi progetta: aprono discussioni interne al team e con gli altri team che assistono, che con le loro domande o osservazioni danno degli ottimi feedback, offrendo punti di vista inaspettati.

Questo, affiancato da una fase di prototipazione di servizio e test con le persone che il bisogno l’hanno espresso, rendono il processo efficace e sensato da un punto di vista della progettazione.

Il limite che abbiamo sempre riscontrato e che vogliamo provare a sperimentare è che i progetti/servizi sono spesso esercizi di stile difficilmente trasformabili in idee di business o applicabili in qualche modo.

Quest’approccio d’altronde è molto vicino all’approccio Lean nel creare impresa. È per questo che quest’anno durante la Global Service Design Jam Rome vogliamo focalizzarci su mettere in connessione il nostro mondo dei designer con il mondo di chi vuole creare startup innovative che possano davvero funzionare.

La collaborazione e la facilitazione

L’altro grande principio che sta dietro all’organizzazione di questi eventi sta nel prefisso CO.
Le co-design jam vogliono promuovere un’idea collaborativa della progettazione in cui il Designer possa essere un facilitatore nel processo, coltivando ogni stimolo che arrivi da ogni tipo di stakeholder coinvolto. In tutte queste edizioni, in ogni caso, abbiamo avuto a che fare con gruppi di partecipanti non troppo eterogenei e comunque abbastanza sensibilizzati sull’argomento. Ma la mia esperienza professionale – partita appunto dal 2011 con la prima delle Design Jam a cui ho partecipato – mi ha insegnato che questo tipo di processo aiuta a superare, almeno temporaneamente, i silos di competenze promuovendo un flusso di generazione delle idee più aperto e più efficace.

Il designer come facilitatore

Perciò quest’anno alla Global Service Design Jam Rome vogliamo aprirci esplicitamente a partecipanti che siano di settori anche più distanti da quello del Design in senso stretto: business, marketing, comunicazione etc. Perché il Design sta andando in questa direzione: è successo già altrove che grandi aziende – persino banche – decidono di acquisire importanti Design Firm per potersi giovare di processi di progettazione basati sul Design Thinking per via dell’approccio olistico e sistemico che questi inducono. E pensiamo che questo approccio possa portare un valore reciproco alla generazione di idee di imprese innovative e servizi efficaci sui bisogni delle persone grazie alle idee disruptive unite a un processo inclusivo basato sullo Human Centered Design, in cui il Designer sia un facilitatore di questo processo che metta a frutto i punti di vista di tutti e che renda però non dispersiva la fase esplorativa e riesca a impostare una strategia di prototipazione rapida, test sul mercato e iterazione breve.

Global Service Design Jam Rome

Il Programma di Global Service Jam Rome 2017

Acquista il biglietto su Eventbrite


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