photo Valentina Saluto
30/04/2014

Social (menti) e i suoi deviati (pt.2)

Linamaria Palumbo

Linamaria Palumbo

La premessa è sempre la stessa: “niente paroloni e tecnicismi solo le osservazioni dell’ uomo della strada. Gente che scrive sui social cose del tipo: “Mmmmh, spaghetti alle vongoleeeeeeee. Gnam gnam.” Aldilà dell’informazione culinaria, proviamo ad immaginare che qualcuno, a ora di pranzo, si affacci alla finestra e dica ad alta voce l’informazione sopra citata. […]

La premessa è sempre la stessa: “niente paroloni e tecnicismi solo le osservazioni dell’ uomo della strada. Gente che scrive sui social cose del tipo: “Mmmmh, spaghetti alle vongoleeeeeeee. Gnam gnam.” Aldilà dell’informazione culinaria, proviamo ad immaginare che qualcuno, a ora di pranzo, si affacci alla finestra e dica ad alta voce l’informazione sopra citata. […]

La premessa è sempre la stessa: “niente paroloni e tecnicismi solo le osservazioni dell’ uomo della strada.
Gente che scrive sui social cose del tipo: “Mmmmh, spaghetti alle vongoleeeeeeee. Gnam gnam.
Aldilà dell’informazione culinaria, proviamo ad immaginare che qualcuno, a ora di pranzo, si affacci alla finestra e dica ad alta voce l’informazione sopra citata.
A fare da contraltare a fenomeni simili, crescono con successo profili, gruppi e pagine come Esticazzi o anche, il più famoso, Grande Capo Estiqaatsi  e per la stima che suscita in me vorrei condividere questa chicca, giusto per illustrarne la tipologia per chi ancora non la conoscesse.

I comunicatori improvvisati però non si occupano solo di cucina, sono poliedrici e politematici.
Si spazia dalla politica interna a quella estera; dalla critica televisiva alle campagne di sensibilizzazione portate avanti con la fiducia dei paraocchi.

No, non ho dimenticato i gattini.
È proprio parlando di gattini e campagne di sensibilizzazione che vi racconto sta storia.

Girando su Facebook, come in un grande store cinese, si trova di tutto.
Vuoi non mettere una campagna di sensibilizzazione usando la psicologia del contrario?
Ecco comparire la foto di alcuni ragazzi con in mano la testa di un gatto decapitato, l’immagine è accompagnata da un post che ne invita la condivisione per permettere l’identificazione degli aguzzini.
Giusto. Piccolo dettaglio: gli aguzzini sono già stati identificati, quindi la circolazione di tale immagine è del tutto inutile, come raccontato già da Bufale e Dintorni, se non per coloro che hanno fiutato l’occasione per racimolare Like e Condivisioni tra i contenuti del proprio diario, una specie di sciacallaggio del 2.0.
Confido nella buona fede anche di chi quell’immagine l’ha condivisa aderendo alla campagna e per tanto sensibilizzato, ma il resto fa pensare che, in qualche modo, siamo riusciti a portare nel mondo virtuale anche le stoltezze (che termine antico) del mondo reale.

Negli anni siamo riusciti a riversare, almeno in parte, le debolezze della vita di tutti i giorni, anche nell’universo parallelo che credevamo di creare.
E questo è stato colto e usato anche per ragioni di business da chi ci ha visto lungo.

Prendiamo per esempio una campagna di comunicazione fatta per favorire l’incremento turistico in alcune zone del Sud Africa.
La campagna prende il nome dalla città coinvolta che è Capetown, Visit Capetown appunto.
Il contest prevedeva l’invio di profili Facebook che, decidendo di partecipare, concedevano all’organo di comunicazione turistica di pubblicare contenuti sulle bacheche degli aderenti. Simulando e montando con i contenuti reali di foto e quant’altro, un viaggio virtuale.
Il risultato: la bacheca del proprietario del profilo veniva caricata di foto di location o piatti tipici o sagre locali, come se l’utente in quei posti ci fosse stato davvero.
L’inserimento di questi contenuti, generando la curiosità dei contatti, generava interazioni da parte degli utenti che visualizzavano i contenuti  ponendo così il social come una grande vetrina pubblicitaria, in questo caso, per l’ente del turismo a un costo davvero basso.
Ovviamente, per spingere gli utenti a essere partecipi alle interazioni, aderendo al contest, chi avrebbe ricevuto il maggior numero di Like, avrebbe ottenuto in premio la possibilità di realizzare realmente il tour presso Capetown.
L’espediente su cui hanno fatto leva? L’invidia e la voglia di suscitarne.
Già!
Chi pubblica le foto di un luogo meraviglioso, di un tramonto, di una vacanza, pare che non lo faccia per il nobile spirito di condivisione, bensì per una più bassa velleità e cioè il piacere di suscitare invidia in chi quell’immagine la vedrà.

Nel bene e nel male, abbiamo cambiato le nostre forme, ma pare che le sostanze siano rimaste invariate!

 

L’immagine, ad opera di Valentina Saluto, testimonia come essere social anche solo passeggiando per strada, possa ancora avere dei risvolti curiosi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi questo post su:
Please, rotate the screen
or view the website on other screen.